empatia

Una capacità oggi essenziale per essere leader in un network di relazioni sempre più complesso, flessibile, dinamico e volatile è l’empatia. Le ricerche su Google legate alla parola “empatia” sono più che raddoppiate negli ultimi dieci anni. La profondità di questo concetto rischia di perdersi nel labirinto della comunicazione di massa. Viviamo nel mezzo di una “smania empatica”, come dice Steven Pinker, docente ad Harward.

Recuperando quello spessore che merita, come possiamo dare vita alla parola “empatia”?

Immaginiamo di aprire le quinte di un teatro e di poter vivere una storia che prima ascoltavamo con distacco. Immaginiamo di poter osservare i personaggi, di parlare con loro, annusare i profumi e toccare gli oggetti che colorano la scena. Conosciamo tutti i protagonisti, ridiamo con loro, ci stupiamo e ci spaventiamo con loro, percorriamo il racconto insieme, li affianchiamo con curiosità, desiderosi di conoscere cosa succederà nella scena successiva. Viviamo nella storia e, al contempo, siamo consapevoli di esserne spettatori, non protagonisti. Questo è il profondo significato di empatia: capacità di comprendere il mondo dell’altro come se fosse nostro, senza mai perdere la qualità di quel “come se”.

Quali sono i passi essenziali per avvicinarsi empaticamente all’altro?

Guardate il mondo come fanno i bambini. Usate occhi curiosi, ingenui ed innocenti, osservate quanto succede senza capirne sempre il perché o chiedere che sia diverso. Rendete concreto questo suggerimento provando ad abbandonare sempre più le frasi che iniziano con “secondo me” e chiedendovi piuttosto “chissà com’è invece il mondo visto da te?”.

Fate buone domande. Le buone domande sono quelle che lasciano aperta la risposta, quelle che gli inglesi definiscono “Wh questions[1]. Sono domande che accendono una riflessione nella mente di chi risponde, una riflessione puntuale su una specifica situazione. Sono domande che aiutano ad analizzare le concrete situazioni generando consapevolezza di comportamenti, pensieri ed emozioni. Una comunicazione ricca di buone domande fa sentire l’interlocutore protagonista e lo predispone al confronto. Facendo buone domande dò valore alla capacità critica di chi mi risponde e genero così motivazione intrinseca.

Ascoltate. Date valore al tempo speso ascoltando. Quando vi relazionate con una persona attivate tutti i sette sensi e dedicatevi all’ascolto esclusivo. Possono emergere dettagli importanti per conoscere l’altro ed empatizzare con lui.

Avvicinatevi con rispetto alla relazione. Chiedetevi “in quale situazione si trova ora il mio interlocutore?” e, non meno importante, “quali effetti possono generare i miei comportamenti?”. Rispondere a queste domande permette di agire considerando l’altro, permette di fare una verifica sul livello di empatia messo in campo.

Mantenete saldo il confine tra quali sono i pensieri, le emozioni e i comportamenti dell’altro e quali sono i vostri. Il confine è utile per comprendere con passione cosa l’altro pensa, prova e fa e, allo stesso tempo, conoscere dove sono io e dove voglio arrivare nella relazione.

Come viene usata l’empatia da un buon leader?

Il leader usa la comprensione empatica per portare a cambiamenti, per influenzare i comportamenti e far fluire le cose in una direzione determinata. Il leader empatico, dopo aver creato un network di relazioni forti, dà ai suoi follower buoni motivi di azione. Il leader empatico soddisfa con il suo modo di fare e di essere i bisogni più svariati: quello di essere valorizzato e riconosciuto, di rispecchiarsi nel leader, di essere focalizzati su un compito e sentirsi utili, di dare significato alle azioni o, ancora, di essere rassicurato. Il risultato è un sistema di relazioni autentiche, dove la fiducia e il buon rapporto si costruiscono e dove la soddisfazione dei bisogni dei follower non preclude una guida sicura e indirizzata all’obiettivo.

 

Così come l’attore talentuoso comprende profondamente pensieri, emozioni e comportamenti del suo personaggio e lo guida sul palco facendo diventare realtà i sogni del regista, nello stesso modo il leader empatico comprende profondamente pensieri, emozioni e comportamenti della sua squadra e la guida facendo diventare realtà ogni sfidante obiettivo.

 

Claudia Bernasconi

 

 

[1] Wh questions sono quelle domande che iniziano con what, where, who, when, how